Drawing Room (Italian)
IL SALOTTO
Il 3° Marchese di Bute disegno’ questo sontuoso salotto con in mente le signore della casa. Dopo cena, mentre gli uomini usavano ritirarsi nella sala fumatori, Lady Gwendolyn, moglie del 3° Marchese e le sue ospiti si accomodavano in questo salotto per finire la serata convivialmente.
Come nel resto della casa gli interessi accademici, la fede religiosa e l’amore per la natura di Lord Bute sono evidenti ma qui osserviamo che l’esecuzione artistica si rivela piu’ fine e delicata, applicando un tocco femminile allo stile della stanza.
Horatio Walter Londsale, l’artista che disegno’ le vetrate dello zodiaco nel Gran Salone di Marmo, creo’ anche le magnifiche finestre del salotto, ma optando per tonalita’ e colori molto piu’ tenui.
Le finestre illustrano le 9 mitologiche muse greche che con il loro fratello Apollo, rappresentano ogni campo della creativita’ e del sapere, l’ideale supremo dell’arte che guida poeti, artisti e studiosi. Omero, Dante, Virgilio, Milton e Shakespeare sono solo alcuni dei grandi che citano le muse nelle loro opere letterarie.
La cornice, al di sotto del soffitto e’ cesellata con rose finite in foglia d’oro; la rosa, oltre ad essere un simbolo Mariano, era anche il fiore preferito di Lady Gwendolyn, la cornice e’ delimitata da un fregio con vivaci pappagalli colorati. Il pappagallo nel tardo Medioevo e Rinascimento cristiano, legato alla Vergine Maria, divenne importante simbolo di fedelta’, innocenza e purezza.
La nostra attenzione viene attratta da numerosi minuziosi dettagli; i capitelli di marmo di Carrara vengono finemente intagliati con fiori e piccoli insetti; tra le foglie dei capitelli riuscite a scoprire dove si nascondono la cavalletta, la farfalla o il ragno e la sua tela?
E ancora: rose di ottone come pomelli delle ante di legno alle finestre, gli interruttori della luce, le maniglie e perfino le cerniere delle porte sono finemente lavorati.
L’imponente specchio del 18esimo secolo, con cornice in legno dorato sovrasta il camino. Precedentemente era situato a Luton Hoo, altra residenza nella regione del Bedfordshire di proprieta’ degli Stuart; si tratta di un regalo di nozze presentato al 3° Conte di Bute, il Primo Ministro del 1763 e sua moglie Lady Mary Wortley Montagu.
Lo specchio viene attribuito al prominente architetto e designer scozzese Robert Adam, creato in collaborazione con il pittore francese Andien de Clermont che esegui’ i cesti di fiori.
Il 3° Marchese commissiono’ appositamente la cornice di marmo nel quale lo specchio venne montato e oggi risiede.
Nella meta’ degli anni 50 Lady Eileen la 5° Marchesa, che non amava lo stile gotico revival, relego’ questo specchio prestigioso in soffitta e la pesante cornice di marmo che lo supportava fu’ spostata all’esterno fungendo da entrata del giardino chiamato “wee garden”.
Fortunatamente per noi, alcune decade piu’ tardi il 6° Marchese restauro’ quest’incredibile opera riposiziondo il tutto nella sua postazione originale.
Certamente non si puo’ ignorare l’elaborato soffitto eraldico della stanza, montato su una base di mica, un minerale naturale silicato, lucidata a specchio e ricoperta di nodosi rami di vite che si intersecano ai blasoni di famiglia.
Il soffitto fu realizzato nel laboratorio di Bute a Cardiff, dove, come gia’ sappiamo, veniva prodotto la maggior parte del lavoro in legno del palazzo.
Gli stemmi di famiglia o blasoni nobiliari, illustrano la genealogia degli Stuart ma si limitano a raccontare la parte maschile dell’albero genealogico.
Il primo blasone, dalla linea centrale al di sopra del camino, con 5 perle appartiene al 2° Conte di Bute, colui che nel 1720 costrui’ la villa georgiana che poi brucio’. Seguendo la linea centrale verso la finestra, vediamo il blasone del 3° Conte, il Primo Ministro, segue quello di suo figlio il 1° Marchese, colui che sposo’ la Baronessa di Cardiff, vediamo qui 2 perle e foglie di fragola, indicatori appunto del titolo nobiliare di Marchese. Alla parete nord della stanza, lo possiamo anche osservare nel ritratto a figura intera, che posa tra le rovine romane di un giardino, dipinto da Pompeo Batoni, un’artista del diciottesimo secolo celebrato sopratutto per i suoi ritratti di aristocratici europei in viaggio per il Grand Tour.
Gli ultimi due blasoni sono quelli del 2° Marchese, il creatore della Cardiff moderna e uomo d’affari di successo e vicino alla finestra il blasone del 3° Marchese, costruttore dell’odierna Mount Stuart accanto a quelli dei suoi tre figli.
Ci e’ dato d’ammirare come il salotto venne completato con una collezione eclettica di opere d’arte, quadri, oggetti e mobili di immenso valore.
Dovete sapere che gli Stuart erano attenti e appassionati collezionisti d’arte, le varie generazioni hanno contribuito alla collezione privata nominata Bute Collection che oggi comprende piu’ di 6000 pezzi d’inestimato pregio.
I quadri alle pareti del salotto sono in gran parte dei prominenti artisti italiani del sedicesimo e diciasettisimo secolo con esempi dei grandi maestri italiani rinascimentali.
Per finire, ve ne nomino solo alcuni: due opere del Tintoretto, appese alla parete Nord; sulla parete interna si trova un quadro del Tiziano che ritrae il Doge di Venezia Francesco Dona’ con Piazza San Marco nello sfondo; sulla stessa parete, verso la porta d’entrata, la stupenda Madonna in preghiera di Sassoferrato e sulla parete adiacente alla biblioteca uno splendido esempio del lavoro del Veronese, intititolato Il matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria.